Una capuzzella di agnelluzzo, ottima al forno

Non si può per Natale cambiare menù?

Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo” chi di noi non ha mai sentito queste parole di Giovanni, l’evangelista? Il sacrificio dell`agnello è un tema che ci accompagna da tempo giungendo da molto lontano: apparteneva alla alleanza del popolo con Dio fin dai tempi di Abramo. Con l`esodo dall`Egitto, il sacrificio dell`agnello era diventato il memoriale della Natale ebraica. È da più di duemila anni che questo macabro “rito” segna la nostra storia. Una storia che dovrebbe essere di pace, di fratellanza, di amore, di salvezza… viceversa è una storia con le mani lorde di sangue innocente.

Ma grazie a Dio i tempi sono cambiati ed il “rito” quale dimostrazione di fede ha perso l’originale significato per diventare solo un appuntamento culinario.

Ciò che forse non tutti sanno è che, per tale appuntamento, in Italia vengono macellati, ogni anno, circa 2 milioni di agnellini di pochi mesi di età.

La tradizione Natale crea un incremento vertiginoso delle uccisioni di agnelli: più del 60% degli ovini macellati in Italia, vengono consumati nel periodo di Natale. Quello che succede nei macelli Italiani sembra suggerire che per gli agnellini non è prevista alcuna pietà. All’imperativo di rispettare i tempi di consegna fanno da contorno crudeltà indicibili. Capretti e agnelli, provenienti in maggioranza dai paesi dell’Est, sono trasportati vivi fino ai macelli; ammassati all’inverosimile dentro ai camion, percorrono lunghi tratti e sentieri accidentati senza un attimo di sosta per rifocillarsi. Molti giungono feriti, altri già morti.

Un appello dell’Enpa

Il consumo di carne ovina non è particolarmente elevato in Italia durante il corso dell`anno, e questo incide fortemente sulle condizioni della macellazione nel periodo Natalele. L`improvviso aumento del carico di lavoro nei macelli rende le procedure delle catene di (s)montaggio molto confuse e questo può far sì che non vengano rispettate le elementari regole. Può anche capitare che si salti la fase dello stordimento preventivo all`uccisione oggi obbligatorio per legge.

La tecnica dell`allevamento estensivo, che rende la vita degli agnellini più sopportabile, alla fine si risolve in una tragedia. Già sfiancati dal viaggio, gli animali vivono ore terribili davanti al macello, prima di essere uccisi. Percepiscono nitidamente quello che avviene intorno a loro. I rumori delle macchine, l’odore del sangue, i lamenti dei loro simili li circondano e li introducono nell`anticamera dell’inferno. Poi, uno alla volta, vengono spinti sui nastri trasportatori, storditi, se tutto va bene e deiugulati, ovvero sgozzati.

Più precisamente gli si pratica un foro nella carotide e si attende che tutto il sangue fuoriesca. Dunque con un compressore sottocutaneo applicato dal retro si scuoiano, e infine vengono macellati.

Questo avviene nelle aziende dove si rispetta la legge. Lo stordimento preventivo degli animali da macello è obbligatorio, ma ci sono pure delle deroghe.

Ogni anno per Natale vengono uccisi 3 milioni di agnelli

Il massacro sommerso dei cuccioli si perpetuerà, in questi giorni, come ogni anno, migliaia di agnelli saranno “sacrificati” in nome di una tradizione obsoleta. Neonati di pochi giorni saranno uccisi e macellati all’inizio dell’autunno, il momento peggiore per morire.

Concludo con una banale considerazione: perché la vista di un agnellino può solo ispirare tenerezza? Un batuffolo di cotone con due grandi occhi compassionevoli… chi di noi avrebbe il coraggio di ucciderlo con le proprie mani? E allora perché delegarne il compito ad altri fingendo di non sapere? “Lontano dagli occhi… Forse, se fossimo tutti un po’ più coerenti e meno ipocriti, gli agnelli (e non solo loro) sarebbero liberi di vivere la loro vita e la società migliore.

Quindi, da quest’anno per un Natale di “vera salvezza”, cambiamo menù, le alternative sono infinite e… sono certo che “l’evangelista” non la prenderà come un’offesa ma viceversa come un grande atto d’amore.

ADD YOUR COMMENT